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A che gioco giochiamo???

A che gioco giochiamo???
 
 

A che gioco giochiamo” è il titolo di un noto libro scritto da Eric Berne agli inizi degli anni ‘60 del secolo scorso. In questo lavoro venne presentato un nuovo modello di analisi terapeutica: l’analisi transazionale. Gli elementi e le caratteristiche del gioco vengono utilizzate dall’analista per esaminare e comprendere come un individuo si situa relazionalmente con gli altri soggetti assumendo quale tipo di ruolo e con che posizione relativa.

Un primo set di giochi è quello denominato “giochi della vita” come “ti ho beccato, figlio di…”, “guarda cosa mi hai fatto fare”; un secondo detto “giochi coniugali” del tipo “le spalle al muro”, “tutta colpa tua”, ecc.

Intrigante vero? Ma… noi qui, non ci occuperemo di questi interessanti argomenti, ma proprio del gioco come attività ludica o di competizione e delle sue modalità.

In particolare di due giochi, molto diversi tra loro, e dal confronto cercheremo di cogliere quali messaggi universali vi siano inscritti (e magari non immaginavamo di trovare) quali le eventuali similitudini, se esistono, ma soprattutto le differenze o le complemetarietà che ci riportano al concetto dell’Uno.

Sappiamo, grazie all’osservazione dei bambini, o rispolverando i nostri ricordi di infanzia, che il gioco è il più grande veicolo di istruzione e addestramento. Il gioco, anche quando appare fine a se stesso, possiede intrinsecamente dei significati e mira ad uno scopo ben preciso.

Vi risparmio le questioni etimologiche e i differenti termini usati nelle varie lingue del mondo che possono disporre di nomi generici o specifici per individuare sia il concetto di gioco sia le tipologie di gioco. Limitiamoci ai termini inglesi: play e game per sottolineare brevemente come il primo inglobi anche un concetto di interpretazione (play si usa anche per l’azione del recitare piuttosto che del suonare) mentre con game si intendono anche strutture, regole, competizioni, antagonisti e soprattutto la presenza di vinti e vincitori.

Ad ogni modo per questo ultimo tema, ma anche per un discorso più generale ed approfondito sul gioco, sono consigliabili due testi: “Homo Ludens” di J. Huizinga (1939) e “I giochi e gli uomini” di R. Callois (1967). Quest’ultimo ci conduce fino ai concetti della Teoria dei Giochi.

Il gioco è un potente mezzo trasmissivo di storia e cultura, di messaggi sia espliciti e diretti sia impliciti ed esoterici.

Il gioco può essere di squadra o individuale, ha regole definite fin nei dettagli o dispone di un canovaccio su cui improvvisare. Dura nel tempo, fino ad un certo risultato o al verificarsi di un evento preciso. Può basarsi su talenti e capacità personali oppure affidarsi alla casualità secondo un arco di imprevedibilità più o meno ampio.

È soprattutto su una questione che vogliamo soffermarci in questa sede, ossia la distizione tra il:

  • gioco “razionale”, nettamente strategico e il
  • gioco “casuale” dove la componente probabilistica è molto spiccata.

I due giochi, a titolo esemplificativo, che ben rappresentano queste tipologie e che trattiamo in questa breve riflessione, sono il gioco degli scacchi e il gioco dell’oca.

Partiamo dall’osservazione dei due piani di gioco.

 

fig.1    scacchi

 

fig. 2    oca

 

Ad un primo sguardo possiamo provare a classificarli secondo la struttura: gli scacchi mostrano un reticolo, uno schema di tipo quadrato, mentre il gioco dell’oca, si sviluppa su di un percorso concentrico ci rimanda alla forma della spirale. Il simbolo del quadrato ci rimanda alla materia e a valori essoterici, mentre il simbolo della spirale ci rimanda allo spirituale e a valori esoterici.

La scacchiera si compone di 64 caselle (32 bianche e 32 nere) mentre il tabellone del gioco dell’oca consta di 63 caselle, ma se contiamo la partenza come lo Zero, allora i luoghi/tappe in cui ci si può collocare sono anch’essi 64. Questo è un numero particolare, è una potenza di 2, e sulla stessa logica binaria troviamo anche gli esagrammi dell’I-Ching… ma questa è un’altra storia…

Il primo gioco mette alla prova le abilità mentali/razionali, il secondo, con la sua forma “labirintica” a spirale, ci appare come un percorso iniziatico.

Gli spostamenti in entrambi i tracciati sono soggetti a regole ma di natura molto differente.

Nel gioco dell’oca è il caso, tramite il lancio dei dadi che possiamo compiere gli spostamenti, inoltre sul percorso, ad ogni tappa parziale, si possono incontrare degli imprevisti o dei bonus, proprio come accade nell’imponderabilità degli eventi della nostra vita. Vince chi arriva per primo al traguardo.

Nel gioco degli scacchi, invece vigono delle regole per cui ad ogni pezzo è consentito uno proprio specifico movimento, nella direzione e nel raggio di azione stabiliti; la scelta del pezzo da muovere dipende dalla volontà del giocatore che adotterà tattiche e strategie, mano a mano, al fine di ostacolare e sconfiggere l’avversario.

Siamo di fronte a due giochi antitetici, (e forse complementari), l’uno strettamente razionale, ordinato, strutturato e strategico che mente alla prova le capacità mentali e progettuali del giocatore. Il secondo è totalmente affidato al destino: ci troviamo quindi al cospetto del grande binomio “Caos & Cosmos”.

Dal Caos si genera la vita (dalla forma a spirale, proprio come l’elica del DNA) e la vita è soggetta alla Legge Universale o dell’UNO che imprime un ordine e una struttura ordinata, il Cosmos.

(parte 1)

 [to be continued]

 

prossimamente

parte 2   –>> Il gioco degli scacchi, la storia, i messaggi simbolici e… la mossa del cavallo e i numeri primi

parte 3   –>> Il gioco dell’oca, la storia, i simboli, i cicli numerici e… l’astrologia

 

Una partita di Specchi o … una partita a Scacchi?

Una partita di Specchi o … una partita a Scacchi?

 

A volte pensieri e ricordi ci portano a mettere mani, naso, corpo e anima in vecchi cassetti, scatole polverose e dimenticate… saltano fuori oggetti, giochi e vecchi scritti, usciti dal profondo dell’essere, suggeriti da chissà quali Guardiani e Maestri, per chi di voi crede in spiriti-ispiratori… e stesi su carta come macchie d’inchiostro sono rimasti rinchiusi fino ad ora….

Hanno bisogno di prendere ARIA per bruciare nel FUOCO della lettura, invadere come ACQUA i sentimenti dell’anima e poi, forse, si potranno restituire alla TERRA, al silenzio per opera compiuta.

Una semina, in equinozio d’autunno, per rifiorire in tempo di primavera…. un piccolo ciclo annuale per sigillare parole rimaste taciute da almeno due lustri…

Ciò che segue sarà incomprensibile ai più… ma non occorre capire il perchè (forse) quando si guarda un’alba o un tramonto, non serve sapere cosa provava il fotografo di una scena mozzafiato… ciascuno usa i propri occhi, le proprie orecchie, i propri moti interiori… solo questo conta.

E se sarà arrivata una vibrazione, una qualsiasi, sarà quella giusta… in ogni caso.  

 

Una partita di Specchi o …..

(by OroStella)

La Stella svela il suo volto, ma L´Artista rifiuta di riconoscerlo.
Nel giorno di Ermes è uscita la Ruota di Fortuna
Beffardo messaggio del Destino, di nuovo Tu!
Che cosa vorrà mai dirmi con i sei raggi di cui è fatta?
Libertà di cessare il gioco oppure
di andare avanti o
forse di iniziarlo davvero Questa Volta!
Nella meditazione della Notte si dispiega un terreno bianco e nero,
non privo di trabocchetti e sorprese.
Non si vede l´inizio e non si vede la fine…
Piovono dal Cielo Pedoni, Torri, Alfieri e Cavalli
ma un solo Re, con una rosa (bianca e rossa),
e una sola Regina, con una spada (d´oro e d´argento),
si materializzano dalle viscere della Terra Madre.
I loro spiriti si conoscono dall´inizio del Tempo, le loro anime lo percepiscono,
le loro incarnazioni attuali ingannano la mente l´un l´altra impedendo il vero riconoscimento.
Maat dall´alto li guarda pronta con la Bilancia e la piuma in mano per pesare i loro cuori.
Chi vincerà tra il Bianco e il Nero?
L´Eterno si nutre di Bianco e di Nero…
Il Grande Respiro sa che la partita non potrà mai avere fine,
solo Lui, l´Amore Universale, può dare Scacco Matto.

… una partita a scacchi?

(dal “Settimo Sigillo”)

 (….)

Cavaliere: Voglio parlarti il più sinceramente possibile, ma il mio cuore è vuoto.
Morte: (non risponde)
Cavaliere: Il vuoto è uno specchio che mi guarda. Vi vedo riflessa la mia immagine e provo disgusto e paura.
Morte: (non risponde)
Cavaliere: Per la mia indifferenza verso il prossimo mi sono isolato dalla compagnia umana. Ora vivo in un mondo di fantasmi, rinchiuso nei miei sogni e nelle mie fantasie.
Morte: Eppure non vuoi morire.
Cavaliere: Sì, che lo voglio.
Morte: E allora che aspetti?
Cavaliere: Voglio sapere.
Morte: Vuoi delle garanzie.
Cavaliere: Chiamale come vuoi. E´ così crudelmente impensabile percepire Dio con i propri sensi? Perché deve nascondersi in una nebbia di mezze promesse e di miracoli che nessuno ha visto?
Morte: (non risponde)
(…)
Cavaliere: Io voglio sapere. Non credere. Non supporre. Voglio sapere. Voglio che Dio mi tenda la mano, che mi sveli il suo volto, mi parli.
Morte: Ma Lui tace.
Cavaliere: Lo chiamo nelle tenebre, ma a volte è come se non esistesse.
Morte: Forse non esiste.
Cavaliere: Allora la vita è un assurdo orrore. Nessuno può vivere con la Morte davanti agli occhi sapendo che tutto è nulla.
(…)
Cavaliere: La Morte è venuta a cercarmi questa mattina. Abbiamo cominciato una partita a scacchi. Questa proroga mi permette di sbrigare una faccenda che mi sta a cuore.
Morte: Di che si tratta?
Cavaliere: La mia vita è stata vuota, l´ho passata ad andare a caccia, a viaggiare, a parlare a vanvera di cose insignificanti. Lo dico senza amarezza né rimorso, perché so che la vita della maggior parte della gente è così. Ma ora voglio utilizzare questa proroga per un´ultima azione che abbia un senso.
Morte: E´ per questo che giochi a scacchi con la Morte?
Cavaliere: Sì, è un avversario temibile e molto abile, ma per ora non ho perso neanche un pezzo.
Morte: Ma come fai a tenere testa alla Morte?
Cavaliere: Uso una combinazione di alfiere e cavallo che non ha ancora capito. Alla prossima mossa le porterò un attacco sul fianco.
Morte: Lo terrò presente.
(…)