Benvenuta Sabrina,

Orostella ti abbraccia con amore e ti accoglie in questo giovanissimo sito, nato sotto il segno del Cancro proprio come te. Pubblichiamo con piacere e curiosità la breve introduzione del tuo primissimo libro “La ragazza pantera”, testo che stai ultimando e revisionando. Buon lavoro e in bocca al lupo! E una piacevole lettura ai visitatori “internettiani”. Miaooo, o… un grrrr “panteresco”, alla Sabrina!

 

Introduzione

Ho scoperto di avere un dono speciale da quando avevo solo quattro anni. Potevo comunicare con i gatti attraverso la mente. All’inizio era strano anche per me. I gatti rispondevano se solo mi limitavo a pensare intensamente semplici frasi rivolte a loro.

Quando la nonna paterna mi portava all’asilo, si formavano lunghe file di gatti dietro di noi. O meglio… dietro di me. Se ne incontravamo qualcuno lungo la strada, mi mettevo a dialogare con loro con il pensiero. E loro parlavano a me. Naturalmente, avendo spirito di “conservazione”, badavo bene a non parlare a voce alta, con i gatti. Anche se una volta, a dire il vero, lo feci. Se ne accorse mia mamma proprio mentre dicevo a un gatto che avevo quell’insolito dono. Ma vi racconterò dopo, cosa accadde a causa di quel mio “piccolo errore”. Penserete che forse io sia pazza. Lo penserei anch’io, se fossi una ragazza comune come voi. Ma questa è ciò che sono: speciale. Io sono Sabrina. E questa, è la mia storia.

 Ho vissuto per diciotto anni nel nord Italia. Con la mia famiglia vivevo in un paesino di provincia, in Piemonte. Dove poi sono praticamente nata. Ma il mio sangue è misto. Mia mamma viene da un paesino di mare stupendo: la romantica Sottomarina. Mio papà, invece, arriva dalla calda e affascinante Sicilia. Immagino vi chiederete come diavolo abbiano fatto a conoscersi. Beh, è molto semplice. I nonni siciliani e i nonni veneti emigrarono in Piemonte per trovare lavoro. I miei genitori si conobbero così in una scuola media, a Torino. Da lì inizio tutto. Si misero insieme quando mamma aveva quattordici anni e papà diciassette. Si sposarono quattro anni dopo. Successivamente da Torino si trasferirono nella provincia. Nel paesino tranquillo dove tutt’ora abitano. Papà faceva da sempre il muratore e l’idraulico. Mamma, invece, trovò lavoro in un paese vicino, come segretaria in un ufficio. Poco dopo aspettava una figlia, me. Con papà decise di chiedere ai nonni paterni se volessero andare ad abitare con loro, in paese. Così che potessero aiutare i miei ad accudirmi quando fossi nata, mentre loro lavoravano. I nonni accettarono. Dopo due anni, venne alla luce la mia sorellina, Sara. All’inizio, forse, ero un po’ gelosa per via di tutte quelle attenzioni che le dava la mia famiglia. Ma poi capii che non lo facevano per cattiveria verso di me. Era una bella bimbetta, Sara. Aveva dei begli occhi castani, profondi. Era paffutella, da piccola. Faceva tenerezza. Era adorabile. 

[…]      Sabrina, da “La ragazza pantera”

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